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Sull’Appennino modenese un Festival che celebra il letame

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Sull’Appennino modenese un Festival che celebra il letame
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E' stato organizzato sull’Appennino modenese un «Festival del Letame». Si tratta dell'unica rassegna nazionale dedicata interamente a questa sostanza particolare, sicuramente non profumata, ma molto importante!

Domenica a Serramazzoni, sull’Appennino modenese, si è svolto l'ultimo giorno di un evento davvero particolare: il «Festival del Letame». La particolare rassegna si è tenuta, in particolare, nella frazione di Pompeano presso il caseificio sociale bio Santa Rita. Si tratta dell'unico festival nazionale dedicato a questa sostanza particolare, sicuramente non profumata.

Un Festival interamente dedicato al letame

Graziano Poggioli, bioarchitetto, ex assessore provinciale, spiega che «Tutti dicono che il letame è merda, invece no. Già il nome è bello. Deriva da laetus, che indica quel che rende lieta la terra».

Poggioli racconta anche che ci sono diversi tipi di letame: anzi, purtroppo non ci sono più i letami di una volta, perché non si sa più preparare il letto alle vacche nel modo giusto. «Il vero letame viene prodotto con la paglia o con le foglie di castagno o, meglio ancora, con quelle di faggio, e allora è l’equivalente dello champagne».

Organizzati pranzi, mostre, giochi e anche una "tombola del letame"

Circa duemila persone hanno partecipato al festival: c'erano pranzi e cene con cibo biologico-biodinamico, incontri, conferenze, stand, mostre, giochi per i piccoli e anche per i grandi. Organizzata anche una “tombola del letame”: vinceva a chi toccavano i numeri dei quadratini dove due vitellini depositavano il prodotto della loro digestione.

Presenti anche le celebri vacche bianche modenesi, razza quasi estinta perché si nutrono molto, producono poco latte e hanno un capezzolo scomodo per le mungitrici elettriche, ma la carne e il latte sono eccellenti.

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