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Mimetismo animale: come funziona e chi sono i veri maestri del travestimento?

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Scopriamo il fenomeno del mimetismo, cioè quel fenomeno grazie a cui alcune specie animali, per trarne un vantaggio, imitano un’altra specie o ne riproducono colori e forme.

Se esistessero le Olimpiadi del camuffamento animale, probabilmente il campione sarebbe il  mimetico (Thaumoctopus mimicus), un mollusco scoperto meno di 20 anni fa nei mari tropicali dell’Asia meridionale. La sua specialità è quella di imitare perfettamente sia l’aspetto fisico sia i movimenti di oltre 15 differenti creature marine, tra cui serpenti di mare, pesci leone, sogliole, lumache, meduse, granchi giganti. Insomma, è un vero campione di mimetismo, cioè del fenomeno grazie a cui alcune specie animali, per trarne un vantaggio, imitano un’altra specie o ne riproducono colori e forme.

"PREDATORI NON MI AVRETE"

Anche il cavalluccio marino pigmeo (Hippocampus bargibanti) non se la cava male nei travestimenti: diffuso nelle acque dal Sudest asiatico fino all’Australia, è talmente bravo a rendersi invisibile che è stato scoperto, per puro caso, solo negli anni ’70 del secolo scorso. Si trovava dentro un acquario, finché un giorno il proprietario si accorse che da un corallo spuntavano due piccolissimi occhi! Oltre a essere minuscolo (è lungo al massimo 2 cm), questo pesce ha infatti il corpo cosparso di tubercoli rossi che lo rendono del tutto simile alle gorgonie, su cui vive.

Alcuni animali si mimetizzano per poter sferrare un agguato senza essere notati prima del tempo, più spesso per scampare a un predatore. è questo il caso del nostro innocuo e geniale polpo mimetico, che cambia aspetto e comportamento per somigliare a un animale temuto. In maniera simile, i piccoli della civetta delle tane (Athene cunicularia) riescono a imitare il suono tipico del serpente a sonagli, spaventando così i loro predatori. Anche in Italia ci sono magnifici esempi di mimetismo, come quello della salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata).

«Grazie alla sua schiena grigio scura questa piccola salamandra, che vive sugli Appennini, si confonde perfettamente con le foglie morte del sottobosco», racconta Marco Colombo, naturalista esperto di rettili e anfibi. «Se però viene scoperta da un predatore si volta di scatto e mostra il lato inferiore del corpo, i cui colori vivaci (pancia bianca a macchie nere, zampe e sottocoda rossi), segnalano a colpo d’occhio che è velenosa e lasciano spaesato l’aggressore che, il più delle volte, cambia idea e se ne va».

LO SAPEVI CHE IL MIMETISMO ESISTE ANCHE TRA LE PIANTE?

La rampicante sudamericana Boquila trifoliolata, per esempio, può modificare la forma delle sue foglie per imitare quelle della pianta su cui si è avvolta e diminuire, così, le probabilità di essere mangiata dai bruchi. E che dire delle orchidee del genere Ophrys, presenti anche in Italia: hanno un fiore con forme, consistenza e odore che ricorda le femmine delle api. I maschi, così, si strofinano sul fiore e lo riempiono di polline, per poi passare, delusi, a un’altra orchidea e ripetere il tutto.

I DUE TIPI PRINCIPALI: CRIPTICO E BATESIANO 

I due più diffusi tipi di mimetismo sono il mimetismo criptico e il mimetismo batesiano.

Nel mimetismo criptico l’animale cambia comportamento, forma e colore per confondersi con l’ambiente. Ne è un esempio la volpe artica (Alopex lagopus, nella foto sotto). D’inverno ha una pelliccia candida, indistinguibile dal manto nevoso. Viceversa, d’estate la cambia in una livrea marrone molto più adatta all’ambiente. Nel mimetismo batesiano, invece, un animale innocuo modifica il suo aspetto e comportamento per somigliare a un altro, pericoloso e temuto.

MACCHIE DI LEOPARDO una nuova teoria

Le macchie sulla pelliccia del leopardo (Panthera pardus) variano a seconda dell’ambiente in cui vive l’animale. Lo sostiene una recente ricerca pubblicata sul giornale scientifico Proceedings of the Royal Society B, secondo cui le macchie di questi animali avrebbero una funzione mimetica. Per gli scienziati, i leopardi che vivono in ambienti fitti e poco illuminati (come le foreste), rispetto ai leopardi della savana sembrano avere sulla pelliccia disegni più complessi e irregolari, utili a confonderli tra la spessa vegetazione. Lo studio sostiene anche che tali disegni appaiono e spariscono nel corso delle generazioni. successive.