Donna Moderna
FocusJunior.it > Animali > Iroso, l’ultimo mulo “soldato” degli Alpini

Iroso, l’ultimo mulo “soldato” degli Alpini

Stampa
Iroso, l’ultimo mulo “soldato” degli Alpini
ani

Iroso, l'ultimo mulo ad aver fatto la “carriera” militare, dal 1993 in pensione, ci ha raccontato la sua storia prima di morire nell’aprile del 2019.

Mi chiamo Iroso, sono un mulo che per tanti anni ha servito la patria tra le truppe degli Alpini. A gennaio 2019 ho spento 40 candeline coccolato da tutte le persone che mi vogliono bene, purtroppo però, ad aprile dello stesso anno sono mancato.

NON SIATE TRISTI, VI RACCONTO LA MIA STORIA

Potete anche identificarmi con il numero 212, la matricola marchiata a fuoco sul mio zoccolo anteriore sinistro per distinguermi dagli altri quando ero in servizio. Sono stato, infatti, un mulo dell’esercito e anche se in pensione, continuo a sentirmi un soldato. Perché la mia famiglia per tanti anni è stata la "Brigata Alpina Cadore" e proprio con gli amici e compagni Alpini, quei militari con una penna nera sul cappello dislocati nelle zone montane, ho vissuto momenti meravigliosi. Fino a qualche mese fa sono stato l’ultimo mulo ancora in vita tra le centinaia di migliaia che hanno fatto parte dell’esercito e ho compiuto 40 anni nel gennaio del 2019 (per un uomo equivalgono a oltre 100 anni)!

UN IBRIDO RESISTENTE

Sono nato da una coppia di animali simili e diversi: mio padre era un asino e mia madre una cavalla (nel caso contrario sarei stato un bardotto). Noi muli siamo ibridi conosciuti per la nostra forza, resistenza, capacità di adattamento e grande senso dell’equilibrio. Abbiamo dimensioni simili a quelle di un cavallo, ma con le orecchie più lunghe (tipiche degli asini) e zampe molto robuste. Caratteristiche che ci hanno consentito di diventare fedeli alleati degli Alpini fin dal 1872, anno in cui è stato costituito questo corpo dell’esercito.

Il nostro compito era di trasportare tutto ciò che risultava troppo pesante per un uomo lungo quelle arrampicate strette faticose e impervie che, grazie a noi, hanno preso il nome di mulattiere. Per svolgere il lavoro eravamo divisi in categorie che indicavano la nostra forza. I muli di prima classe erano i più robusti e portavano sulla schiena munizioni e armi, tra cui addirittura un mortaio. Sugli altri (di seconda e terza classe), invece, erano caricate tende, vettovaglie, medicinali e tutto ciò che poteva servire ai soldati.

UN RAPPORTO INTENSO

In tanti anni abbiamo creato un rapporto di amore con gli Alpini, sviluppando una vera simbiosi con i conducenti, cioè i responsabili dei singoli muli che con dolcezza e pazienza ci guidavano in quei percorsi dove solo noi potevamo arrivare. Per ripagare le loro attenzioni li abbiamo seguiti fedelmente in numerose battaglie, anche nella lontana e terribile campagna in Russia durante la quale i miei “colleghi” che vi hanno partecipato hanno sopportato gelo, fatica, dolore alle zampe, coliche alla pancia a causa del cibo troppo freddo e tanto altro. Hanno superato tutto, però, facendosi coraggio a vicenda, condividendo con i conducenti le sofferenze e, a volte, quando l’erba era poca, addirittura il rancio.

Durante le due guerre mondiali i muli nell’esercito erano centinaia di migliaia, ma con il tempo il numero è calato sempre più, fino ad arrivare a circa 700 negli anni ’90. In quel periodo prendevano piede i mezzi meccanici e noi muli, di colpo, siamo sembrati superati e forse anche troppo costosi da mantenere.

VENDUTI ALL’ASTA

Così, tra il 1992 e il 1993, siamo stati messi all’asta. Io facevo parte dell’ultimo lotto, bandito il 7 settembre 1993 e, insieme a 23 miei compagni, ero pronto per essere venduto al migliore offerente. Non tutti, però, avevano buone intenzioni e tra gli acquirenti c’erano diversi macellai, che ci avrebbero trasformati in... salumi! Ho corso un grosso rischio, insomma, ma in molti, tra Alpini e simpatizzanti, si sono impegnati per impedire che finissimo in mani sbagliate. Io sono stato comprato (al prezzo di 1 milione e 250 mila lire) da Antonio De Luca, un signore veneto, ex penna nera, che alla fine ha salvato ben 13 di noi, con una spesa non indifferente!

Da Focus Wild

ULTIME NEWS