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Storia del rinoceronte Principessa Pumpkin

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Storia del rinoceronte Principessa Pumpkin
International Rhino Foundation

Dalla savana dello Zimbabwe alla clinica, poi in un rifugio e infine di nuovo in libertà: sono Pumpkin una giovane femmina di rinoceronte nero e la mia storia, per fortuna, ha il lieto fine!

Sono Pumpkin un rinoceronte nero e quando ero ancora piccola sono rimasta orfana per mano dei
bracconieri. Ho rischiato grosso ma mi sono salvata e adesso sono pronta per vivere la mia vita!
In swahili (la lingua di alcune zone dell’Africa) noi rinoceronti veniamo chiamati kifaru, mentre in lingua zulu (parlata in altre aree del continente) bhejane. Il nome della mia specie, però, è rinoceronte nero (Diceros bicornis).

Un’indicazione così precisa può sembrare strana se pensate che il nostro colore di solito è grigio oppure anche marrone, ma che ci è stata data per distinguerci dal nostro “cugino”, il rinoceronte bianco. In ogni caso, io sono una giovane femmina e sono stata chiamata “Pumpkin” (“Zucca” in inglese) o, come dice qualcuno, “Principessa Pumpkin”. Sono stata ribattezzata in questo modo per un motivo ben preciso e siccome sono sicura che siete curiosi di conoscerlo, ora vi racconto la mia storia.

Un destino non scritto

Nella Bubye Valley Conservancy, in Zimbabwe, ho vissuto tranquilla fino all’età di 16 mesi con la mia mamma, come fanno tutti i piccoli rinoceronti, che vengono accuditi per almeno i primi due anni di vita. A luglio del 2020, però, mia mamma ed io abbiamo avuto la sfortuna di imbatterci in bracconieri pronti a tutto pur di impossessarsi dei nostri corni. E di colpo mi sono ritrovata sola, ancora troppo giovane per riuscire a cavarmela. Per fortuna un team del Lowveld Rhino Trust (un’organizzazione che ci aiuta), dopo aver individuato il corpo senza vita di mia madre, si è accorto di una serie di impronte insanguinate al suolo e le ha seguite fino a trovarmi. Subito hanno visto sulle mie gambe le gravi ferite provocate dalle armi da fuoco e hanno capito che anch’io rischiavo di morire. Mi hanno soccorso e portata da un veterinario, che ha ripulito le mie lesioni e
cominciato a curarmi.

Una cura difficile

La mia riabilitazione, però, non è stata semplice: soffrivo per le ferite, ero molto spaventata per i tanti cambiamenti e perché non c’era più mia mamma a proteggermi. Per continuare le terapie in sicurezza sono stata trasportata in un rifugio, al riparo da leoni e iene. Questi animali sono un pericolo pernoi piccoli rinoceronti e solo da adulti sappiamo difenderci, anche grazie alle
nostre notevoli dimensioni.

Raggiungiamo infatti un’altezza di circa un metro e mezzo e una lunghezza di oltre tre, per un peso che può superare la tonnellata (noi femmine siamo un po’ più piccole dei maschi). Quando ci lanciamo alla carica, poi, sappiamo essere molto veloci e chiunque si spaventa! Siccome siamo aggressivi gli altri animali si tengono alla larga; il fatto è che ci vediamo poco e per non sbagliare… attacchiamo tutto ciò che non ci convince usando i nostri due corni (il più grande può superare il metro di lunghezza) utili, oltre che per difenderci, anche per scavare il terreno alla ricerca delle radici di cui ci nutriamo.

Che caratterino, principessa Pumpkin

Insomma, i rinoceronti adulti sono davvero dei duri ma io sono ancora giovane e fragile e da molti punti di vista. Per questo motivo, anche se durante la nostra permanenza nei recinti la presenza dell’uomo di solito è ridotta al
minimo indispensabile, per consentirci un più facile e veloce ritorno alla natura selvaggia, tutto il team del Lowveld Rhino Trust ha trascorso molte ore vicino al mio rifugio emettendo i  versi tipici di noi rinoceronti. Servivano a tranquillizzarmi un po’ e così evitavo di caricare il recinto, come facevo appena arrivata. Inoltre hanno scoperto che il suono del mio nome, Pumpkin, ha un effetto calmante su di me. E così quando mi sono abituata a questa nuova situazione è emerso il mio vero carattere! In effetti, ho una forte personalità: se ne sono accorti, per esempio, quando venivano a portarmi il cibo. Ho imparato a capovolgere una vecchia ruota di trattore, che usavano come scodella per darmi il cibo, in modo tale da prendere subito i miei bocconcini preferiti che erano nascosti sul fondo. Ecco perché mi hanno soprannominata “principessa Pumpkin”!

Pumpkin di nuovo libera

Dopo sei settimane di cure amorevoli le gambe sono guarite e anche il mio morale è nettamente migliorato. Così, i miei salvatori hanno deciso che era arrivato il momento di tornare in natura, nonostante la giovane età. In fondo sono stata rilasciata in un’area senza predatori, ben sorvegliata e dove, per aiutarci nel nostro reinserimento, mettono adisposizione cibo e acqua. Insomma non mi manca nulla e magari in libertà potrò trovare altri rinoceronti con cui legare. I maschi adulti della mia specie preferiscono vivere da soli, ma le femmine e gli individui giovani non disdegnano una vita più sociale. Io conto d’incontrare di nuovo Rocky, un rinoceronte che veniva a trovarmi di notte: anche lui è rimasto orfano a causa dei bracconieri ma quando io ero nel recinto, lui era già stato liberato. Non stupitevi se veniva di notte, sono quelle le ore in cui siamo più attivi perché le temperature non sono troppo elevate. Durante il giorno preferiamo riposare e magari ci regaliamo un bel bagno nel fango, quando lo troviamo: ci serve per abbassare la temperatura corporea e proteggere la nostra pelle dai parassiti. Tutte cose che farò regolarmente, insieme a tante scorpacciate di succulenti cespugli, adesso che sono di nuovo libera e in salute!

 

Leggi in classe questo testo tratto da Focus Wild 

 

Principessa Pumpkin

Principessa Pumpkin

Principessa Pumpkin

Principessa Pumpkin

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