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Natura e Primavera: come fanno gli animali a capire che è ora di svegliarsi dal letargo?

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Quando le temperature si alzano e la giornate si allungano, gli animali escono dalle loro tane e si rimettono in moto. Ma cosa dà loro la sveglia?

L'arrivo della Primavera è per tutti un segnale di "rinascita": le giornate si allungano, le temperature salgono, nei prati sbocciano i primi fiori e viene improvvisamente voglia di trascorrere il giorno all’aria aperta. Almeno così è per la maggior parte di noi! Ma anche per gli animali è lo stesso, soprattutto per quelli che hanno trascorso gran parte dell'inverno a dormire: la primavera è il segnale che possono svegliarsi dal letargo uscire dalle loro tane.

È un momento talmente importante che negli Stati Uniti esiste, addirittura, una giornata dedicata a questo “evento”: è il Giorno della marmotta (2 febbraio). Secondo la tradizione, in questo giorno si deve osservare il rifugio di una marmotta: se esce e non vede la sua ombra, perché il tempo è nuvoloso, l’inverno finirà presto. Se invece vede la sua ombra perché è una bella giornata, si spaventerà e tornerà di corsa nella sua tana e l’inverno continuerà per altre sei settimane!

RITORNO ALLA VITA

Leggende e tradizioni a parte, in questo periodo molti degli animali che hanno dormito nelle giornate più fredde (come le marmotte, appunto, ma anche orsi, scoiattoli, nocciolini, tassi e ricci) cominciano a uscire dalle tane e a riprendere la vita normale. Ma se hanno passato tutto questo tempo sottoterra o rintanati in tronchi di albero, come fanno a capire che è il momento di uscire?

«È semplice: gli animali hanno una specie di “termostato” interno che è in grado di percepire quando la temperatura sale e le giornate si allungano», spiega Stefano Filacorda, docente di ecologia e biologia della fauna all’Università di Udine. «Non esiste una temperatura “standard” per l’uscita dal letargo: diciamo che quando le temperature sono sopra lo zero e la neve si scioglie, si possono vedere gli animali (sulle Alpi soprattutto scoiattoli, ricci e tassi) che cominciano a uscire dalle tane».

In pratica il loro organismo percepisce l’aumento delle temperature e delle ore di luce, capisce che è ora di svegliarsi e si rimette in moto: il respiro accelera, il battito cardiaco aumenta e il corpo è percorso da ”brividi” che fanno salire la temperatura corporea. Nel giro di qualche giorno (per gli orsi, che sono grandi, ci voglio- no in realtà no a tre settimane), gli animali ricominceranno a procurarsi il cibo e a prepararsi alla bella stagione.

I PROBLEMI DEL CLIMA "IMPAZZITO"

Da qualche anno, però, l’aumento delle temperature dovuto al riscaldamento globale provoca risvegli “anticipati”, che causano non pochi problemi agli animali.

«Nel 2017, per esempio, un orso bruno che vive sulle Alpi (e che noi abbiamo chiamato Francesco), è uscito dal letargo dopo solo 48 giorni di “riposo” perché le temperature, nel mese di gennaio, avevano già raggiunto la media di quelle primaverili» continua Filacorda.

Risultato? Il povero orso risvegliato si è messo a caccia di cibo, che però, vista la stagione, era ancora molto scarso. E così si è trovato in grandi difficoltà.!

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