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Un gene zombie difende gli elefanti dai tumori

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Un gene zombie difende gli elefanti dai tumori
Ipa-agency

Negli altri mammiferi non esiste più, ma negli elefanti è "risorto" milioni di anni fa per proteggere le loro cellule

I longevi elefanti riescono a difendersi dai tumori grazie ad un gene zombie che si è "riattivato" milioni di anni fa.

È questa la scoperta compiuta dai ricercatori delle università americane di Chicago e dello
Utah, i quali hanno pubblicato lo studio sulla rivista Cell Reportsun gene che in quasi tutti mammiferi si è istinto, negli elefanti è ancora presente e gioca un ruolo decisivo nel distruggere le cellule impazzite che causano i tumori.

Lo studio sugli elefanti

I tumori sono delle mutazioni nocive delle cellule, le quali iniziano a riprodursi in maniera incontrollata e provocano danni irreparabili all'organismo. Secondo la logica quindi, gli animali più grandi - e quindi con più cellule - dovrebbero ammalarsi molto più di creature più piccole (come l'uomo).

Ma non è così!

Nel tentativo di spiegare un simile fenomeno, nel 2012 il biologo Vincent Lynch e il suo staff scoprirono negli elefanti l'esistenza di un gene chiamato p53 che era capace di bloccare la produzione delle cellule malate e, all'occorrenza, "obbligarle" ad autodistruggersi.

Anche l'uomo possiede questo gene, ma mentre noi e abbiamo solo uno nelle nostre cellule, gli elefanti ne hanno 20!

Nonostante il nome un po' inquietante, il gene zombie è uno degli elementi alla base della longevità degli elefanti
Credits: Ipa-agency

Il gene zombie

Studiando p53 però, gli stessi scienziati (in particolare il Dott. Juan Manuel Vazquez, allievo di Lynch) si sono accorti che esisteva un altro gene anti-tumori dalle caratteristiche molto interessanti.

Questo gene infatti, chiamato Lif6, non è più presente in quasi nessun mammifero sulla Terra, mentre negli elefanti è tornato in vita ad un certo punto del loro percorso evolutivo, circa 25-30 milioni di anni fa!

Lif6, che è stato subito ribattezzato il "gene zombie" viene attivato da p53 per eliminare le cellule dal Dna compromesso (e che dunque possono provocare i tumori) producendo una proteina che "bucherella"i mitocondri - le fonti d'energia delle cellule - dei microrganismi malati.