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Le origini delle zampette adesive dei gechi

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Le origini delle zampette adesive dei gechi
Ipa-agency

Come fanno i gechi ad arrampicarsi sui muri? E com'è mutata tale abilità nel corso del processo evolutivo delle diverse specie?

I biologi dell'Università della California potrebbero aver trovato uno dei tasselli di partenza per l'evoluzione delle tecniche grazie alle quali i gechi di tutto il mondo riescono ad arrampicarsi su muri e superfici molto lisce.

Il bello è che l'oggetto di studio in questione non è un fossile, ma un animaletto vivo e vegeto, molto diffuso nella rigogliosa vegetazione di Trinidad: il Gonatodes Humeralis, un geco nano che potrebbe essere la chiave per dimostrare che anche piccoli cambiamenti nella struttura fisica possono comportare enormi mutamenti nelle funzioni del corpo stesso.

SI "CAMBI" CHI PUÒ

Gli scienziati hanno notato infatti che le setae ?(microscopici peletti che gli consentono la strabiliante aderenza anche alle superfici più lisce) poste sotto le zampette di questo rettile hanno una struttura molto più semplice rispetto a quella riscontrata negli altri tipi di geco. Nonostante ciò, il Gonatodes Humeralis riesce ad arrampicarsi in posti inaccessibili per gli atri gechi.

Il geco volante (Ptychozoon Kuhli), ad esempio, è un rettile diffuso soprattutto in Thailandia, Indonesia e Malesia. Nessuna superficie verticale, vetro compreso, è un problema per lui! Niente adesivo o colla vinilica ma piuttosto milioni di piccoli peli sulle zampe che esercitano una forza di attrazione che da anni gli scienziati cercano di ricreare. Tale struttura è molto più complessa di quella riscontrata nel Gonatodes Humeralis.

Si pensa dunque che le tecniche di adesione tipiche di queste lucertole possano tutte essere partite da condizioni simili a quelle  trovate nell'Humeralis e che poi, nel corso del tempo, le diverse esigenze dettate da ambienti differenti, abbiano mutato la struttura delle "setoline appiccicose" rendendole più complesse e strutturate.

 

FONTE: Ucrtodaty.com