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Le origini delle zampette adesive del geco

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Studiata una specie di geco nano che, secondo gli scienziati, possiede ancora le caratteristiche di partenza da cui si sono evoluti gli altri tipi di geco per sviluppare la particolare tecnica di adesione alle superfici più lisce

I biologi dell'Università della California potrebbero aver trovato uno dei tasselli di partenza per l'evoluzione delle tecniche grazie alle quali i gechi di tutto il mondo riescono ad arrampicarsi su muri e superfici molto lisce.

Il bello è che l'oggetto di studio in questione non è un fossile, ma un animaletto vivo e vegeto, molto diffuso nella rigogliosa vegetazione di Trinidad: il Gonatodes Humeralis, un geco nano che potrebbe essere la chiave per dimostrare che anche piccoli cambiamenti nella struttura fisica possono comportare enormi mutamenti nelle funzioni del corpo stesso.

Si "cambi" chi può!

Gli scienziati hanno notato infatti che le setae ?(microscopici peletti che gli consentono la strabiliante aderenza anche alle superfici più lisce) poste sotto le zampette di questo rettile hanno una struttura molto più semplice rispetto a quella riscontrata negli altri tipi di geco. Nonostante ciò, il Gonatodes Humeralis riesce ad arrampicarsi in posti inaccessibili per gli atri gechi.

Si pensa dunque che le tecniche di adesione tipiche di queste lucertole possano tutte essere partite da condizioni simili a quelle  trovate nell'Humeralis e che poi, nel corso del tempo, le diverse esigenze dettate da ambienti differenti, abbiano mutato la struttura delle "setoline appiccicose" rendendole più complesse e strutturate.

 

FONTE: Ucrtodaty.com