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Buone notizie: il panda non è più a rischio d’estinzione

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Buone notizie: il panda non è più a rischio d’estinzione
Pixabay

Buone notizie per i panda di tutto il mondo: non sono più a rischio d'estinzione. Il panda gigante è diventato da "animale rarissimo" a "vulnerabile". Una bella conquista per la natura. Il suo testimone è passato però al gorilla orientale.

E' stato per anni l'animale simbolo a rischio d'estinzione. Eppure il panda gigante ce l'ha fatta. E grazie allo sforzo soprattutto cinese per preservare le foreste in cui vive e dove cresce il bambù che a lui piace tanto, questo animale non è più classificato tra le specie a rischio d'estinzione ma come animale "vulnerabile".

 

A dichiararlo, l'Iucn (International Union for Conservation of Nature), il comitato mondiale che cerca delle soluzioni per preservare la natura.

 

Attenzione però: gli esperti dell'Iucn hanno messo in guardia: il cambiamento climatico nei prossimi 80 anni potrebbe distruggere il 35% della foresta in cui cresce il bambù.

 

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Il gorilla orientale ora è a rischio

 

Se da una parte i panda gioiscono, purtroppo il testimone di animale a rischio di estinzione è passato ai cugini gorilla orientali. Nella Repubblica Democratica del Congo si stanno restringendo gli spazi vitali in cui abita. Questo ominide, nella revisione della Lista Rossa dell'Iucn è finito nella categoria "gravemente a rischio".

 

La causa del rischio estinzione? Caccia e diminuzione foreste

 

Le cause principali sono la caccia (soprattutto per scopi alimentari) e la distruzione delle foreste.

 

Il triste primato spetta dunque al gorilla orientale. Seguono poi quello occidentale, l'orango del Borneo e quello di Sumatra. Di poco più lontani dal baratro si trovano lo scimpanzé e il bonobo.

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Diminuiscono anche i numeri delle zebre comuni, di cui nel 2002 si contavano 660mila esemplari, mentre oggi si è scesi a 500mila. La specie, in quest'ultima revisione annunciata durante la conferenza quadriennale dell'Iucn a Honolulu, è entrata nella categoria "quasi minacciata".

 

Oggi resta confinata nelle riserve, dove è meno facile cacciarle per carne e pelle. 

 

Fonte: iucn

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