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Come fanno gli uccelli a difendersi dal freddo?

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Penne e piume, spesso, non bastano a tenere al calduccio i piccoli pennuti. Specialmente in questi gelidi giorni di burian siberiano. Ecco i trucchi che usano!

Come quasi tutti gli esseri viventi anche gli uccelli soffrono il freddo estremo e hanno sviluppato una serie di adattamenti per difendersi dai forti abbassamenti di temperatura.

Gli uccelli, infatti, hanno un metabolismo più veloce degli esseri umani e una temperatura più alta. Il metabolismo è l'insieme delle trasformazioni chimiche che avvengono nelle cellule e permettono all'organismo di vivere.

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Avere un metabolismo più veloce vuol dire che gli uccelli spendono più energie per mantenere caldo il corpo. Per le specie più piccole di uccelli questo è un problema perché, in proporzione alla propria massa, hanno una superficie esposta all’aria (e quindi alla dispersione di calore) più alta. Che si aggiunge al fatto che, in inverno, gli uccelli trovano meno cibo per nutrirsi.

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E così, in caso di un brusco calo di temperatura, la prima soluzione di ogni uccello è nascondersi in un luogo riparato, per esempio in una grotta o nella fenditure della corteccia di un albero. I passeri e gli storni tendono a rifugiarsi tra la vegetazione fitta o sotto i tetti. 

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Nascondersi, però, può non bastare: un altro comportamento classico è allora quello di arruffare le penne per ridurre la dispersione del calore. Gli uccelli più più piccoli, come gli uccelli azzurri, si radunano in grossi gruppi compatti mentre, in casi estremi, molte specie di uccelli possono entrare in uno stato simile al letargo, detto torpore: abbassano la loro temperatura corporea anche di 10 o 15 °C e, in questo modo, ridurre drasticamente le proprie necessità energetiche.