Animali con gli zoccoli

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Che cosa sono gli zoccoli? Quali animali ne sono muniti? Focus Junior ti dice tutto quello che devi sapere!

Alcuni animali si può dire che per essere più comodi quando camminano indossano delle “scarpe” proprio come noi, soltanto che non si tolgono mai gli zoccoli e al posto di suola e tomaia hanno un'unghia spessa
e dura ad avvolgere le dita della zampa.

 

Così quando gli ungulati (dal latino ungulatum, “provvisto di
unghie”) si spostano caricano tutto il peso corporeo interamente sulla parte terminale delle zampe, una strategia non banale se si considera il peso di un elefante o di una giraffa.

Per sostenere un tale compito, le zampe sono dotate di una particolare conformazione ossea ma anche di resistenti unghie protettive in grado di assicurare all’animale un appoggio sicuro su terreni impervi, come i pendii montuosi, e un’elevata velocità.

Camminandoci sopra, gli ungulati consumano le unghie che prontamente vengono rigenerate affinché non rimanga mai scoperta la parte morbida e vulnerabile delle dita.

 

Gli animali con gli zoccoli vengono comunemente definiti “ungulati”, ma è un termine zoologicamente scorretto perché in realtà indica il raggruppamento di diversi ordini di mammiferi, in primis gli Artiodattili (per esempio maiale, pecora, cervo, stambecco, cammello,
ippopotamo) e i Perissodattili (cavallo, asino, zebra, tapiro e rinoceronte).

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| Pixabay

Questi due ordini si differenziano per il numero di dita in ciascuna zampa: gli Artiodattili possiedono un numero pari di dita, spesso un paio centrali più grandi che sostengono il peso del corpo, e uno dito più piccolo e rudimentale su ciascun lato; nei Perissodattili invece il numero di dita è dispari.

 

Nel tapiro per esempio le zampe posteriori terminano con tre dita mentre quelle anteriori con quattro. 

 

Nel super gruppo degli ungulati sono inclusi altri quattro ordini, Proboscidea (elefanti), Tubulidentata (oritteropi), Sirenii (dugonghi, lamantini e trichechi) e Hyracoidea (procavie).


Gli ungulati generalmente, ma non sempre, sono accomunati anche da una dieta erbivora e, quindi, anche da una dentatura adatta a triturare la vegetazione, con molari forti e appiattiti e canini ridotti.

Spesso gli erbivori, nella savana africana come negli alpeggi italiani, sono di grandi dimensioni e vivono pacificamente aggregandosi in mandrie molto numerose e talvolta miste.

 

In luoghi con presenza di predatori, come i leoni e i ghepardi, stare assieme è un'ottima strategia per salvarsi la pelle e lo sanno bene gli gnu, le zebre e le antilopi.

 

In Italia vivono molte specie di ungulati e le popolazioni godono di buona salute grazie ai piani di conservazione e ripopolamento attuati negli ultimi decenni.

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| Pixabay

Il cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus), per esempio, sta tornando nelle quattro province dell’isola. Bighellonando per lo stivale si possono
incontrare specie molto interessanti come capriolo (Capreolus capreolus), cinghiale (Sus scrofa), stambecco (Capra ibex), cervo nobile (Cervus elaphus), daino (Dama dama), muflone (Ovis orientalis
musimon
), camoscio alpino (Rupicapra rupicapra), camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata), ma anche più comuni e domestiche come capra (Capra hircus), pecora (Ovis aries), mucca (Bos taurus),
cavallo (Equus caballus) e asino (Equus asinus).

 

Il cinghiale è la specie di ungulato italiano più diffuso senza rilevanti differenze fra aree geografiche, e molto probabilmente più numeroso, mentre popolazioni che in passato rischiavano l'estinzione, come lo stambecco ed il cervo sardo, grazie al successo dei piani di conservazione possono oggi possono essere considerate senza dubbio fuori pericolo.

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10 Aprile 2018
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