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Animali in letargo: il riccio

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D'inverno, non fare come il riccio: non andare in letargo. Scopri tutto sul letargo dell'animale più timido e pungente che ci sia!


"Non chiuderti a riccio!" ti dicono quando ti isoli e non ti vuoi schiodare da casa. Infatti, quando si sente in pericolo o cade in letargo, il riccio si appallottola su se stesso. Ma quali sono le caratteristiche di questo animale così timido e allo stesso tempo pungente? Per incominciare è un mammifero della famiglia Erinaceidae ed è un animale notturno: riesce a dormire fino a 12 ore durante il giorno.
Ha un corpo minuto e orecchie grandi e rotonde appena visibili. Il muso è molto appuntito.  Grazie a particolari muscoli dorsali riesce nella "mossa" per cui è famoso: appallottolarsi e rizzare gli aculei in caso di pericolo. Sebbene sia timido, non è difficile da manipolare se si usa una grande delicatezza. La durata media della sua vita, oscilla tra gli 8-10 anni.

Ha una dieta molto varia, tanto da essere considerato un onnivoro . È, però, l'unico insettivoro che va in letargo . Si accorge che è l'ora di andare a "dormire" quando avverte le variazioni climatiche che preannunciano i primi freddi, ma anche grazie variazioni metaboliche stagionali.  Il suo letargo è dettato dall'ipofisi, una ghiandola a secrezione interna che stimola il pancreas a secernere in maggior quantità l'insulina, un ormone che agisce sul tasso glicemico (ovvero il livello degli zuccheri nel sangue).
Saranno gli zuccheri nel sangue la riserva che garantirà al riccio la sopravvivenza durante il lungo sonno invernale.


Per prepararsi al letargo, in autunno, mangia a più non posso perché non ama far provviste di cibo. Quando si sente pronto, il riccio imbottisce il nido di erba e foglie secche e si ritira, raggomitolato con gli aculei eretti, nel suo comodo lettino. Ci resterà da ottobre ad aprile.  Ma il suo sonno non è continuo,  circa una volta al mese il riccio si risveglia , anche se riesce a fare lunghi riposi da sei settimane consecutive!
Durante il letargo i suoi processi metabolici si rallentano: la temperatura del corpo scende fino a quella dell'ambiente esterno (ma non sotto i 4 gradi), le pulsazioni si riducono a circa 20 al minuto e le respirazioni a 10 al minuto. Se la temperatura esterna si fa troppo bassa scatta un meccanismo di autoregolazione termica che fa sì che la temperatura corporea si alzi e il congelamento  sia evitato. In alternativa, il sistema di autoregolazione termica provoca il risveglio. Il metabolismo così si riattiva e il riccio è salvo.

 

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