Animali

17 febbraio: festa nazionale del gatto

È vero che si dice che il miglior amico dell’uomo è il cane ma chi ama il gatto sa bene quanto questi animali sappiano conquistare gli uomini fin dall’antichità.

Facciamo un po’ di storia. Da dove proviene il gatto?

Probabilmente dalla Libia da una specie appunto chiamata lybica che si mimetizzava con la sabbia del deserto africano, ma di loro si hanno notizie certe dall’Egitto dove gli archeologi hanno trovato nelle tombe dei faraoni nella piana di Giza tantissime mummie di gatti. Sulle sponde del Nilo, infatti, i felini erano usati come cacciatori di topi. Gli egiziani erano così affezionati ai gatti da divinizzarli: la dea Bastet, simbolo di fecondità e dell’amore materno era metà donna, metà felino. Anche i greci avevano una passione per i gatti tant’è che uno scrittore del tempo racconta di un mercato a loro dedicato nella città di Atene.

All’epoca dei Romani i gatti, dapprima erano riservati alle classi agiate, in seguito l’uso di possederne uno si propagò in tutto l’impero e in tutti gli strati della popolazione.

E lo sai che anche Maometto, il profeta dell’Islam amava i gatti?

Si racconta, infatti, che un giorno, la sua gattina preferita si fosse addormentata sulla manica della sua vestaglia. Maometto però doveva andarsene e la gattina continuava a dormire beata. A quel punto un servo di casa tagliò la parte di manica su cui sognava l’animale e Maometto se ne andò per le sue faccende, con un pezzo di vestito in meno ma felice di non aver disturbato la sua gatta. Al contrario, il gatto fu demonizzato in Europa durante la maggior parte del Medioevo. La Chiesa se la prese con lui perché era stato importante per i pagani. Era considerato un animale del diavolo e delle streghe. L’avevano associato alla sfortuna e al male, soprattutto quando era nero.

Ecco perché ancora oggi ci sono dei pregiudizi, in alcune parti del mondo, sui gatti di quel colore.

Il carattere del gatto

Come tutti noi i felini hanno un’aggressività e anche un’espressione. Se, ad esempio, una gatta vive all’aperto la sua preoccupazione per l’incolumità dei gattini può manifestarsi nascondendoli. In genere li prende per la collottola, l’uno dopo l’altro e li trasferisce in un luogo noto solo a lei. Se un gatto vive in casa, invece, quel cestino in cucina o quella poltrona in salotto diventano suoi e guai al cielo a infrangere le abitudini o mettersi al suo posto! Il gatto è un animale territoriale: ha un raggio attorno alla sua dimora di almeno cinque chilometri. La sua “zona” viene delimitata emettendo feromoni che sono sostanze biochimiche che trasmettono segnali agli individui della stessa specie.

Il gatto “fa il pane”

Chi vive con un gatto avrà avuto occasione di osservare un suo strano comportamento: spesso il gatto preme alternativamente con le zampe anteriori la gamba o la pancia del suo padrone.

Si dice che “sta facendo il pane” in quanto le zampe si muovono come le braccia di un uomo quando impasta la farina: secondo il celebre naturalista Charles Robert Darwin è un’azione che torna perché tipica dei gattini sotto allattamento che in questo modo stimolano la lattazione dalle mammelle materne.

La coda del gatto parla

Lo sapevate? Per capire se il vostro gatto è arrabbiato o meno dovete guardare la coda. Quando rientrate a casa se vi viene incontro con l’estremità della coda dritta ma leggermente incurvata come se fosse un punto interrogativo è perché vuole darvi il suo benvenuto. Se incontrate un gatto per strada con la coda a penzoloni con una leggera curvatura all’indietro vuol dire che se ne infischia del mondo intero e che sta andando tranquillo per i fatti suoi ma se all’improvviso la coda si incurva un po’ in fondo, formando una specie di “U” vuol dire che il gatto si è imbattuto in qualcosa che desta la sua attenzione.

Se poi la coda si incurva a “U” rovesciata e la concavità si trasforma in una coda a gobba allora vuol dire che il gatto ha incontrato un suo nemico ed è pronto a dar battaglia.

Occhi di gatto

Il gatto riesce a vedere in condizione di scarsissima luminosità. Come l’uomo, il gatto ha una visione che consente di percepire le distanze. Tuttavia, di giorno la sua vista è meno efficiente, anche se il gatto coglie comunque bene i movimenti, distinguendo, al contrario, con difficoltà i dettagli degli oggetti. Sembra che i gatti siano miopi, non possono vedere oggetti molto distanti da loro.
Recenti studi hanno dimostrato la capacità cromatica dell’occhio felino ma in alcuni casi emergerebbe un certo daltonismo, per cui diversi gatti confonderebbero il bianco con il giallo, nonché il rosso con il verde. Pare però che riescano a vedere gli ultravioletti.

I gatti ci sentono più dell’uomo

Hai mai sentito dire che i gatti sentono i terremoti? Sembra che sia vero perché la capacità uditiva arriva fino ai 50.

000 Hz (mentre l’orecchio umano è limitato a 20 000). La maggiore sensibilità alle alte frequenze lo favorisce nella caccia ai roditori che emettono tipiche alte frequenze. Ma attenzione: la maggioranza dei gatti bianchi è sorda da una o da entrambe le orecchie!

I gatti fiutano più del cane

Chi l’ha detto che il cane ha fiuto? Il gatto possiede 200 milioni di terminazioni olfattive, molte di più rispetto al cane, che ne ha da ottanta a cento milioni a seconda della razza, e all’essere umano, che ne ha cinque milioni. Mentre un cane azzanna il boccone che gli viene dato, il gatto lo ispeziona annusandolo ed è un vero e proprio “buon gustaio” perché sa riconoscere un cibo rancido e persino distinguere se l’acqua è poco buona. Attenzione: il gatto percepisce poco i sapori dolci!

A che servono i “baffi”?

In realtà si chiamano vibrisse e gli permettono di percepire piccole variazioni nella pressione dell’aria e ostacoli.

È anche grazie a essi che riesce a orientarsi nel buio più assoluto e a percepire le dimensioni dei piccoli spazi. Generalmente variano dai 16 ai 24 baffi e sono più o meno lunghi in base alla larghezza del corpo del gatto stesso.

È vero che i gatti neri portano sfortuna?

No! In certi luoghi come in Gran Bretagna o in Ucraina avere un gatto nero porta fortuna.

La città dei gatti: Kuching

Forse non lo sai ma in Malaysia, nella regione del Borneo, esiste una città che si chiama “Gatto” è Kuching. I fondatori hanno sfruttato questa omonimia facendo diventare questo luogo la capitale dei gatti e realizzando diverse statue a loro dedicate. Girando per le strade puoi incontrare la Cat Fountain, una fontana decorata da un insieme di gatti colorati; la Cat Column, una colonna con quattro gatti intorno alla base e il Great Cat of Kuching, un gattino con occhi blu e baffi in fil di ferro altro due metri e mezzo. In questa città c’è anche un museo dedicato al gatto che espone centinaia di divertenti statuette di gatti

Un gioco: scopri i gatti nell’arte

I gatti sono stati frequentatori degli studi dei più grandi pittori come Pablo Picasso e Claude Monet ma sono spesso anche dei “personaggi” più o meno nascosti in opere d’arte oppure dei veri e propri protagonisti dei quadri. Cerca sui libri d’arte o in Rete le opere d’arte dove c’è un gatto.
Due esempi. Il primo: nella famosa “Annunciazione” di Lorenzo Lotto, esposta al museo civico di Villa “Colloredo Mels” a Recanati, nonostante l’occasione solenne, nella stanza dove appare l’Angelo a Maria ci sono piccoli mobili, un inginocchiatoio, stracci e oggetti quotidiani ma anche un gatto di casa che fugge atterrito alla vista dell’Arcangelo.
Il secondo: il famoso Paul Klee ha dipinto “Gatto e uccello”, un quadro del 1928 che si trova al Museum of Modern Art di New York.

Questo “gatto cosmico” tutto colorato ci parla dell’amore di Klee per i suoi amici a quattro zampe: Nuggi, lo “spirito della casa”, Fritzi, il dio felino, e il candido Bimbo, che lo accompagnò negli ultimi dieci anni della sua vita.

Libri da leggere sui gatti

“Opinioni di un gatto” di Jutta Bauer (Feltrinelli)
“Non c’è un attimo senza un gatto” di David Grossman (Mondadori)
“Le avventure della gatta Ludovica” di Angelo Petrosino (Einaudi Ragazzi)
“La felina commedia” di Elisa Blinda e Mattia Perego (Einaudi Ragazzi)
“Storia di Milo, il gatto che non sapeva saltare” di Costanza Rizzacasa D’Orsogna (Guanda)
“Il gatto che soffiava via la tristezza” di Sandi Ward (Garzanti)
“Il monaco che amava i gatti” di Corrado Debiasi (Sperlink & Kupfer)
“Il gatto nell’erba bagnata” di Kornel Filipowicz (Marietti)
“Come addomesticare un umano” di Babas (Giunti)
“A cosa servono i gatti” di Paolo Nori (Terre di mezzo)
“La vita segreta dei gatti” di Giorgio Celli (Il Saggiatore)
“La storia dell’arte in 21 gatti” di Nia Gould (Sonda)
“Gattopittori” di Susan Herbert (L’Ippocampo)

This post was last modified on 21 febbraio 2024 16:43

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